31 lug 2014

Adam Thirlwell... Mademoiselle O... e la teoria dei gradi di separazione!

Il ritratto di Thirwell che emerge dalla rete è quello di un giovane molto talentuoso che ama sperimentare: il libro-progetto Mademoiselle O (Miss Herbert in originale) e il recente Kapow! lo dimostrano. Talvolta troppo sicuro di sé (difetto forse dovuto all’aver avuto successo così giovane), a volte sembra quasi spocchioso, autoreferenziale, sarcastico, forzatamente provocatorio... insomma, un po’ irritante. Ecco forse spiegato il tono spesso negativo di alcune recensioni che lo riguardano. Eppure… ha qualcosa che attira.        
Mademoiselle O è una lunga dissertazione sull’arte della traduzione che diventa, al tempo stesso, una riflessione sullo stile di ciascun autore. Partendo da Flaubert, Thirlwell esamina i vari modi in cui i maggiori autori della letteratura mondiale hanno cercato di trasporre la ‘vita vera’ sulla pagina. E così ciascuno a modo suo ha innovato a seconda del personale concetto di realtà: chi percepisce una descrizione più ‘reale’ quando ci sono dettagli ad arricchirla, chi invece punta sulla casualità degli eventi, chi sul flusso dei pensieri, ecc…

Allo stesso modo ci si può avvicinare alla traduzione in modi diversi: cercando di essere fedeli al senso, al contenuto, al testo, alla forma, alle singole parole, allo spirito dell’autore… Thirlwell ci racconta episodi dall’esperienza di personaggi illustri che si sono cimentati con la traduzione di opere di colleghi e/o predecessori. Allo stesso tempo Thirlwell considera questo testo un romanzo che ha come protagonisti i romanzieri stessi e i loro personaggi. Lo paragona ad un’aurora boreale (reale e inconsistente al tempo stesso) o ad un atlante (poiché si tratta di un percorso nello spazio e nel tempo, scandito da luoghi e date precisi). E’ un insieme di aneddoti e di riflessioni sui mille modi in cui gli scrittori si confrontano con il loro lavoro … la narrazione. 
E così il lettore è trasportato da Parigi a Mosca, a Londra, a Buenos Aires, di aneddoto in aneddoto, di autore in autore, scoprendo, gradualmente, che sono tutti collegati fra loro e, soprattutto, che tutti insieme sono in qualche modo collegati a Flaubert, che è il punto di partenza ma ance il filo conduttore di tutta questa riflessione sullo stile. Anzi, emerge così chiara ad un certo punto l’idea delle relazioni tra gli scrittori che mi ha fatto venire in mente la teoria dei gradi di separazione. Ho così provato a ‘buttar giù’ uno schema di queste relazioni ed il risultato è sorprendente: è emersa una rappresentazione grafica dei 5 gradi di separazione da Flaubert. Ovvero, seguendo la catena di relazioni e ‘contaminazioni’ tra gli scrittori menzionati nel libro di Thirlwell, ci si accorge  presto che al centro della ragnatela c’è la figura di Flaubert e che chiunque è a massimo 5 gradi di separazione da lui. Carico lo schema che ho elaborato per visualizzare questa teoria:






According to 'the web' Thirlwell is a very talented young author who loves experimenting: his project-book Miss Herbert and the recent Kapow! are a proof of that. He’s sometimes too self-conscious (maybe because he’s had success at a very young age), he sometimes seems almost autoreferential, too scarcastic or provoking... let’s admit, a bit irritating. That may be the reason why I found some negative reviews. And yet… there's something attracting in his prose.
Miss Herbert is a long dissertation on the art of translating which is also a series of reflections on style. Starting from Flaubert, Thirlwell analyzes the different ways in which great world authors tried to transpose real life on the page. And so everyone was an innovator following his/her personal idea of reality: some feel their descriptions are more real if there are a lot of details, others prefer to focus on chance, or the flux of thoughts…
Translating is another process subject to different interpretations: you can focus on meaning, on content, on style, on single words, or on the spirit of the author…
Thirlwell tells anecdotes from renowned authors who ventured on translations. But he also considers this book as a novel with writers and their characters as protagonists. He compares his book to aurora borealis (real and impalpable at the same time) but also to an atlas (as it is about a journey through space and time). It’s a series of anecdtoes and reflections on the thousand ways writers can have a confrontation with their work… narration. The reader is thus carried to Paris and Moscow, to London, to Buenos Aires, from anecdote to anecdote, gradually discovering that these stories are all linked together and, above all, they are all linked to Flaubert, the starting point and the fil rouge of this reflection on style. 
The idea of relations among the authors is so clear in the book that I thought about the degrees-of-separation theory. So I tried to draw a map of those relations and the result is really fascinating: I got a graphic representation of the five degrees of separation from Flaubert. That is, following the line of relations among the authors mentioned in Thirlwell’s book, I soon realized that Flaubert is right in the middle of the web and that everyone else is within five degrees of separation from him. See picture.

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