03 mar 2014

Autori... non morite in Italia!

Due anni fa, prima di partire per una vacanza, mi ero fatta arrivare dal fedelissimo Amazon Losing Nelson e Sacred Hunger di Barry Unsworth. Alla fine optai per Sacred Hunger perché era un bel tomone di 630 pagine ed ero sicura che in tutto relax lo avrei finito sicuramente. Rimando per ora il commento sul libro per soffermarmi sull’autore… che scopro essere morto poco tempo fa (4 giugno 2012). In Italia la notizia non ha circolato come avrebbe dovuto, eppure ha trascorso gli ultimi anni della sua vita proprio da noi, a Perugia: in compenso veniamo prontamente informati sul bebè di Belen o sulle relazioni della Canalis. Non ho parole…
E’ vergognoso anche che la maggior parte dei suoi libri non siano tradotti in italiano: ma come è possibile avere un autore di fama internazionale che ha scelto di vivere in Italia e ignorarlo così? Non riesco davvero a capire la politica delle case editrici. A parte L’isola di Pascali e La donna del rubino, la produzione di Unsworth non è stata presa in considerazione… e alcuni dei suoi libri sono pure ambientati in Italia. Eppure i suoi romanzi sono bellissimi, sono acclamati ovunque, hanno vinto premi importanti (Booker Prize, tanto per cominciare).
Nel corso di questa mia sfida mi è capitato spesso di chiedermi ‘Perché non è stato tradotto in italiano?’ La maggior parte dei libri, infatti, li ho letti in inglese non per una scelta purista della lingua, ma proprio perché in italiano non esistono. C’è una bella libreria fornita dove vivo eppure devo farmi mandare i libri da Amazon.uk perché alcuni autori li posso leggere solo così. Per me fa lo stesso… ma perché privare di storie meravigliose chi non ha la possibilità di leggere in inglese? “Ai posteri l’ardua sentenza…”
Leggo l’articolo che il Guardian ha dedicato alla sua scomparsa e vi ritrovo le stesse impressioni che ho avuto io leggendo Sacred Hunger. In particolare, l’espressione ‘novelist of empires in decay’ mi riporta ad un saggio di Greenberger studiato all’università che classificava le fasi dell’epoca coloniale inglese nella narrativa. Il saggio in questione è The British Image of India di Allen J. Greenberger in cui la narrativa di ambientazione coloniale viene suddivisa in 3 fasi: ‘the era of confidence’ (in cui la colonizzazione veniva percepita dagli inglesi come una sorta di missione), ‘the era of doubt’ (in cui si sviluppavano i primi dubbi e le critiche sulla legittimità e sui risultati della colonizzazione) e ‘the era of melancholy’ (in cui si percepiva la fine di un’epoca ed il suo fallimento). Anche se Greenberger si riferiva esclusivamente alla colonizzazione dell’India, leggendo Sacred Hunger pensavo che mi ricordava proprio le sensazioni trasmesse da alcuni romanzi appartenenti alla seconda fase (soprattutto Orwell e Forster). Il punto di vista è quello di chi da dentro percepisce che qualcosa non va, gli eventi si rivoltano contro i ‘colonizzatori’ e l’ideale britannico si rivela poco efficace e in qualche modo malato, ma ciò appare evidente solo a pochi personaggi. Ecco quindi che non mi stupisce affatto l’espressione usata dal Guardian… e vi consiglio di leggere l’articolo.





Two years ago I ordered Losing Nelson and Sacred Hunger by Barry Unsworth from my trustful Amazon before leaving for a holiday. In the end I decided for Sacred Hunger because it was quite a tome of 650 pages and I was sure I would finish it. I’m not going to comment on the book in this post because I want to talk about its author… who I’ve learnt died not long ago (2012). In Italy the news wasn’t spread as it should have been. And yet he spent his last years right here in Italy, in Perugia: bu we are duly informed about Belen’s baby or Elisabetta Canalis’s relationships. I really don’t know what to say…
What’s worst is that most of his books haven’t even been translated into Italian: how is it possible for such a world renowned author who chose to live in Italy? I really can’t undertand the policy of publishers here. Besides Pascali’s Island and The Ruby in Her Navel, Unsworth’s work hasn’t been taken into consideration… and some of his books are set in Italy. And his books are beautiful, they are appreciated around the world, they have won important prizes (Booker Prize, just to begin). Since I started this blog, I have often found myself wondering ‘Why hasn’t this been tranlated into Italian?” Most of the books I’veread, in fact, were in English… and not for a personal purist choice, but simply because they don’t exist in Italian. There’s a nice library where I live. Nonetheless I have to get my books sent to me from Amazon.uk because that’s the only way to read some authors. It doesn’t make any difference to me… but why deprive those who can’t read in English of such wonderful stories?
I’ve just read the article the Guardian dedicated to Unsworth’s death and I found the same impressions I had got reading Sacred Hunger. “Novelist of empires in decay”, in fact, reminds me of an essay by Greenberger I studied at university. He classified the different steps of British colonization according to their narrative treatment. The work was The British Image of India by Allen J. Greenberger and the steps were: ‘the era of confidence’ (in which colonization was perceived as some sort of mission by the British), ‘the era of doubt’ (in which the first doubts and criticism of it appeared) and ‘the era of melancholy’ (in which colonization was perceived at its end and as a failure).  Even if Greenberger referred to the colonization of India, Sacred Hunger reminded me the same impressions I had got reading some novels belonging to the era of doubt (above all those by Orwell and Forster). The point of view is that of someone who’s living it and understands that something’s wrong, and sees the events turn against the colonizers. The British ideal proves inefficient and, in some way, sick. In this sense I agree completely with the expression used in the Guardian’s article… which I suggest you to read, too.

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